L’accordo su Fiat Mirafiori sottoscritto ieri rappresenta un passo importante verso la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro per lo stabilimento torinese e, di riflesso, per tutto l’indotto auto.
Accanto alla positiva tutela dei posti di lavoro, vanno inequivocabilmente difesi i diritti inviolabili dei lavoratori, a cominciare dai salari e dai contratti nazionali, acquisiti con anni di lotte sindacali e di battaglie ideali.
In quest’ottica sarebbe grave l’uscita della Fiat da Confindustria e dal suo modello di relazioni sindacali.
La chiusura di Mirafiori avrebbe rappresentato un danno incalcolabile per la nostra città e la nostra economia. Per questo oggi è necessario che sindacati e forze politiche, insieme, si facciano carico di proposte innovative che siano all’altezza della sfida che la Fiat propone.
Auspico una riflessione da parte della FIOM nella speranza che, pur nella legittimità delle proprie opinioni di rottura anche conflittuale che possono aiutare a definire accordi migliori, torni ad essere parte attiva con l’azienda, a cui spetta l’onere di coinvolgere il maggior sindacato dei metalmeccanici nella trattativa e nella rappresentanza sindacale.
Appena tornato da una bellissima giornata dedicata al Primo Maggio, ancora negli occhi le persone, le bandiere, le mani strette, i saluti dei compagni che mi hanno dato una carica incredibile per questa campagna elettorale difficilissima.
Poi come sempre, il tradizionale pranzo alle Vallette e alcuni giri in altre feste o manifestazioni, una in particolare con l’amico Michele Paolino.
Più che mai, alla luce di questa giornata, credo che sia utile tornare a parlare dei temi legati al lavoro, ai diritti sociali, al futuro per i nostri giovani. Sono i temi che intendo affrontare in queste settimane e che porterò in Europa.
Stamattina si sono svolti in Duomo i funerali delle vittime dell’incendio alla ThyssenKrupp. In seguito al gravissimo incidente accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì, nei giorni scorsi sono stato davanti ai cancelli dello stabilimento che molti ricordano ancora come quelle dell “ex ferriere” di corso Regina Margherita a Torino.
Ho parlato con alcuni lavoratori -alcuni li conoscevo di persona- e ho trovato un’atmosfera cupa, pesante, di dolore e preoccupazione. Mi hanno manifestato tutta una serie di problemi riguardo al futuro incerto dell’azienda e alle condizioni di scarsa sicurezza in cui sono costretti a lavorare, spesso di notte con turni massacranti.
Non è possibile morire sul posto di lavoro a trent’anni, lasciando figli piccoli. Non credo basti una giornata di lutto e uno sciopero per affrontare in maniera concreta il flagello tutto italiano delle morti bianche che spesso non fanno neanche notizia. E’ necessario fare di più a tutti i livelli.