Il lavoro deve tornare al 1° posto. La Pinifarina ha deciso di chiudere del tutto le attività di produzione, lasciando a casa tra impiegati e operai 127 persone; l’azienda manterrà solo il Centro Stile e Ingegneria di Cambiano, vale a dire la parte creativa, a discapito di quella produttiva. A farne le spese come al solito sono i lavoratori. E’ un segnale più che negativo per il marchio storico della città di Torino, riconosciuto a livello internazionale. Un chiaro segno di impoverimento, che pone un grave problema sociale da risolvere; sarà difficile trovare una ricollocazione per i lavoratori con una crisi del genere. Presenterò un’interpellanza urgente alla giunta regionale, per sapere come intenda attivarsi, per gestire questa nuova ennesima crisi.
Ieri sera c’è stato il primo faccia a faccia fra i quattro candidati alle primarie torinesi organizzato da Sinistra in Rete. E’ stato un bel confronto tra tutti i candidati e sono venuti fuori interessanti spunti di discussione.
Io ho esposto alcune delle mie idee per la Torino del futuro.
Immagino una città che non deve ripiegarsi su stessa a causa della crisi, ma deve tornare ad essere la città dei giovani, del lavoro e della ricerca universitaria, garantendo opportunità e attrattività per chi ha idee innovative e creative. Penso a una città che si muova a ritmi sostenibili per le donne e che ne valorizzi il ruolo in posti di responsabilità. Per questo ho detto che la mia giunta sarà composta da molti giovani e molte donne.
Torino deve essere la città della gente, che preserva i beni comuni a partire dall’acqua pubblica. Che rimette al centro le persone e i loro bisogni.
Bisogna ripensare l’utilizzo degli spazi pubblici, favorire le pedonalizzazioni delle aree, magari anche solo nel week end come avviene in numerose capitali europee.
La Città che verrà dovrà incentivare l’utilizzo massiccio del trasporto pubblico, convincendo i cittadini ad abbandonare l’uso dell’auto anche a favore di mezzi alternativi come la bici. Per questo penso a forti investimenti nel potenziamento dei trasporti e nella creazione di piste ciclabili vere. Solo così potremo avere una città sostenibile e sana.
Uno dei miei principali impegni sarà quello di garantire la diffusione libera di internet e del wi-fi. Considero internet come un diritto di cittadinanza. Garantirò pieno accesso ai dati dell’Amministrazione da parte dei torinesi. È ora che si consolidi l’innovazione e la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, serve uno sforzo per semplificare la burocrazia. Solo così miglioreremo i servizi e avvicineremo il Comune ai cittadini. In città bisogna moltiplicare i punti di accesso wi fi gratuito e fare formazione per abbattere il digital divide, in particolare tra le categorie a rischio esclusione. In poche parole, trasformare Torino in una città inclusiva e tecnologicamente avanzata.
Ultimi giorni del 2010 passati in Consiglio Regionale per l’approvazione del bilancio.
Le questioni su cui dibattere sono state molte, dai tentativi maldestri di Cota per accorpare le Asl e nominare i commissari, alla Fiat passando per l’istruzione e l’Università, tutto porta a pensare che sarà un 2011 difficile.
Il bilancio approvato rappresenta la negazione di tutti gli impegni assunti da Cota, non ci sono scelte, non ci sono tagli, scendono gli investimenti ma aumenta l’indebitamento fino a livelli di guardia.
L’unica “soddisfazione” è che la battaglia fatta sull’Edisu sia servita a qualcosa, così come gli emendamenti presentati per sostenere la cultura e le Società di Mutuo Soccorso, patrimonio inestimabile di questa regione.
Ci sarà molto da lavorare nel 2011, il governo leghista rischia di portare alla rovina una delle più importanti aree del paese.
Ieri sera si è svolto un incontro congiunto della segreteria regionale e della segreteria provinciale del Pd per discutere del caso Fiat e dell’accordo sindacale.
L’incontro era allargato ai candidati alle primarie per il Sindaco e ha visto la partecipazione di Stefano Fassina, giovane e molto preparato responsabile Economia e Lavoro, che ho avuto modo di conoscere negli anni passati.
Personalmente penso che sia importante salvaguardare l’investimento dell’azienda perchè serve a tutelare i posti di lavoro degli operai, l’indotto auto e buona parte dell’economia della città. Non voglio partecipare al gioco del “se tu fossi un operaio cosa faresti?” perchè mi sembra irriguardoso verso i lavoratori. Credo tuttavia che in questo accordo ci sia un serio problema di tutela di diritti inviolabili delle persone e per questo mi aspetto un nuovo confronto su questi temi, con l’impegno innanzitutto dell’azienda.
Auspico che anche la FIOM riveda le sue posizioni e prenda parte alle future contrattazioni. La Fiat dal canto suo dovrebbe creare un clima più disteso e non isolare la sigla dei metalmeccanici Cgil.
Una cosa è certa, questa vicenda mette in discussione tutti i paradigmi di relazioni sindacali adottati finora e ci proietta di colpo (con una certa dose di violenza) nel secolo della globalizzazione. Dovremo fare tutti, forze politici e sindacati, enormi sforzi per cambiare la nostra mentalità e adeguarla ai tempi. Sarà un percorso non facile.