10 marzo 2011
Stamattina gli orchestrali e i lavoratori del Teatro Regio hanno interretto le prove del loro prossimo spettacolo, in segno di protesta contro l’ulteriore taglio di 27 milioni di euro dal Fondo Unico per lo Spettacolo.
Esprimo loro la mia solidarietà contro una decisione sconsiderata, una mannaia che paradossalmente rischia di fare più danni dell’incendio, che distrusse il nostro teatro d’opera nel ’39. La mia è una ferma condanna verso la politica del governo nazionale che, con i tagli al settore Cultura, evidenzia un totale disinteresse verso questo ambito di vitale importanza per il nostro Paese e in particolare per la nostra città che, quest’anno, si presenta sotto i riflettori del mondo per le celebrazioni di 150 anni di Unità d’Italia.
La cultura a Torino è una “fabbrica” che apre tutte le mattine, 365 giorni l’anno, e produce una sterminata quantità di eventi e servizi.
In particolare il Teatro Regio, oltre ad essere un’eccellenza nell’offerta culturale della nostra Regione, è indiscutibilmente una realtà che dà lavoro a centinaia di persone tra professionisti, tecnici, impiegati, manovali, inservienti. E’ un’azienda con un proprio indotto capace di generare lavoro per numerose altre attività.
Il prodotto di tutto ciò è un bene meraviglioso: l’arricchimento culturale dei nostri cittadini.
Come ci ricorda un bello striscione che i lavoratori del Regio hanno affisso all’ingresso del teatro, l’art. 9 della nostra Costituzione recita:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Chiederò all’Assessore regionale alla Cultura e al Presidente della giunta regionale di intervenire immediatamente e concretamente sul governo nazionale, a difesa del mondo della cultura piemontese.

Tags: cultura, fus, piemonte, Roberto Placido, teatro regio, torino
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31 dicembre 2009
Leggo dalla mailing list di Nexa e da Invisigot.
Domani, come ogni anno a Capodanno, migliaia di opere entreranno nel pubblico dominio, ovvero quel patrimonio collettivo di opere di ogni genere (romanzi, racconti, poesie, composizioni musicali, canzoni, dipinti, eccetera) che possono essere usate da chiunque per qualunque motivo senza chiedere permesso.
Alcuni esempi: Sigmund Freud, Alfonse Mucha, Papa Pio XI e William Butler Yeats – le cui opere, almeno in alcune giurisdizioni, entreranno finalmente nel pubblico dominio.
Quanto e’ importante il pubblico dominio per le nostre società?
Citando James Boyle:
Le nostre economia, la nostra democrazia, la nostra scienza, le nostre tradizioni di liberta’ di espressione e la nostra arte dipendono di piu’ da un pubblico dominio di materiale liberamente utilizzabile che da materiale coperto da diritti di proprieta’ intellettuale. Il pubblico dominio non e’ il residuo appiccicoso che rimane quando tutte le opere di valore sono state coperte da diritti di proprieta’. Il pubblico dominio e’ la miniera da dove estraiamo il materiale col quale costruiamo la nostra cultura. Anzi, rappresenta la maggior parte della nostra cultura
(The Public Domain: Enclosing the Commons of the Mind, Yale University Press, p.40f, 2008)
Quindi, per celebrare le migliaia di opere che domani (e poi ogni anno il 1 gennaio) entreranno nel pubblico dominio, Communia, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale (finanziata dall’Unione Europea) ha creato Public Domain, sito che offre informazioni e link utili.
Insieme ai festeggiamenti di fine anno, sarebbe bello celebrare il Giorno del Pubblico Dominio, diffondendo la URL del sito e condividendo online e offline opere finalmente libere.
Buon Anno a tutti!
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1 aprile 2009
In una delle ultime sedute del Consiglio regionale è stata approvata la legge di “Promozione delle tradizioni culturali delle minoranze linguistiche storiche non autoctone presenti sul territorio regionale” di cui ero primo firmatario.
Tale legge propone una serie di interventi al fine di realizzare progetti e iniziative per lo studio delle lingue e delle tradizioni culturali di minoranze linguistiche non autoctone arrivate nella nostra regione con l’immigrazione degli anni Sessanta e Settanta: sardi, friulani, arberesh (provenienti dai paesi del sud Italia che parlavano la lingua albanese nel 1500), ladini e altri.
A breve pubblicherò il testo.
Tags: cultura, minoranze linguistiche, piemonte, tradizioni
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26 febbraio 2009
Ieri sono rimasto molto sorpreso dalla decisione di istituire una commissione di indagine conoscitiva sul Premio Grinzane Cavour presa nella seduta di Capigruppo in Consiglio regionale.
La Commissione Cultura, competente in materia, aveva già espresso parere negativo perchè la commissione stessa dispone di tutti gli strumenti necessari a far luce sugli aspetti di questa vicenda. Eventuali altri sviluppi sono e saranno oggetto di indagine della magistratura.
Ho invece apprezzato – ma non è una sorpresa, consocendolo – che il consigliere e amico Giampiero Leo abbia rifiutato l’offerta di presiedere la commissione di indagine perché negli anni scorsi direttamente interessato in qualità di Assessore alla Cultura regionale.
Lo stesso principio deve valere per il Presidente del Gruppo di Forza Italia, Angelo Burzi, avendo egli ricoperto la carica di Assessore al Bilancio della Regione.
Bisogna trovare un percorso condiviso da tutti i gruppi nella scelta del Presidente della Commissione di indagine, soprattutto alla luce della delicatezza della materia in oggetto. Io farò la mia parte.
Tags: commissione indagine, cultura, grinzane cavour
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