Vietare le slot machine nei locali pubblici

12 ottobre 2010

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un’estesa fase di incentivazione e legalizzazione del gioco d’azzardo. Tutte queste forme di gioco sono ammesse nella maggior parte dei Paesi del mondo: l’indotto economico prodotto è colossale, con un sensibile impatto sociale, e costituisce a tutti gli effetti una fiorente industria (una della maggiori del pianeta per volume di denaro) soprattutto in Europa, Asia e Stati Uniti.

Anche in Italia il gioco d’azzardo e/o lo scommettere in generale (corse, lotterie, ecc.) rappresentano un’attività assai praticata; non di meno, tale diffusione ha inevitabilmente comportato un incremento di soggetti precipitati nel vortice delle patologie legate a tale pratica.
Infatti, quello che era stato inventato come un piacevole passatempo, ha purtroppo prodotto in alcune persone forme di dipendenza patologiche del tutto simili all’abuso di alcolici o sostanze stupefacenti.

Questa mattina ho presentato una proposta di legge al Parlamento che intende vietare l’installazione delle slot machine nei locali pubblici (bar, circoli, tabaccherie, etc.) perchè decine di migliaia di famiglie in Italia stanno andando incontro a gravissimi problemi sociali ed economici dovuti alla dipendenza da gioco.

La proposta è stata firmata da più di 30 consiglieri regionali di tutti i partiti. Un bel segnale.
Qui di seguito il testo della legge e alcuni dati davvero preoccupanti.

Proposta legge slot machine

Sintesi dati regionali

Crisi Omnia Service

5 ottobre 2010

Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione a risposta immediata (c.d. question time) in Consiglio regionale per sapere come la Giunta regionale intende affrontare la grave crisi di Omnia Service.

Qui di seguito il testo dell’interrogazione e la risposta dell’Assessore Claudia Porchietto

Interrogazione Omnia Service

Risposta Omnia Service

Il commissario voluto da Cota spende 2500 euro per una consulenza

25 settembre 2010

Ho presentato un’Interrogazione urgente per chiedere al Presidente Cota e all’Assessore Ferrero di rendere conto della deliberazione n° 6 con cui il Commissario dell’ASL TO2 Giacomo Manuguerra ha richiesto all’Avvocato Carlo Emanuele Gallo un parere legale circa il possesso da parte Direttore amministrativo Flavio Nalesso (nominato il 13 settembre dallo stesso Commissario Manuguerra) dei requisiti richiesti dalla legge.
E’ sconcertante che chi è stato incaricato di far risparmiare soldi all’ASL TO2 richieda non solo un parere legale per sapere se il suo Direttore amministrativo abbia o meno i requisiti per quell’incarico, ma lo richieda a posteriori quando logica vorrebbe che certe verifiche sarebbe più opportuno e utile farle nella fase antecedente l’atto di nomina. Invece, il Commissario si è posto il problema solo dopo il mio esposto alla Procura, alla Corte dei Conti e alla Commissione parlamentare sulla sanità.
In secondo luogo, mi chiedo perché gli uffici legali dell’ASL TO2 e della Regione non siano in grado di svolgere tale attività di verifica e si debba ricorrere alla consulenza di un noto professionista, peraltro già impegnato nella difesa della Regione nel procedimento davanti al Tar relativamente ai ricorsi elettorali.
Che la nomina del Direttore amministrativo Nalesso sia esclusivamente ‘politica’ pare evidente, ma ora risulta anche evidente il fatto che il Commissario Manuguerra non è in grado di svolgere i propri compiti fondamentali, a cominciare dalla scelta dei Direttori. Non possiamo non essere preoccupati per il fatto che metà dei cittadini torinesi sono amministrati da persone inadeguate o incapaci.

Cosa succede all’ASL 2 di Torino?

17 settembre 2010

Un cambio ai vertici dell’ASL2 di Torino – cambio fortemente voluto dal Presidente leghista Roberto Cota e che ha visto Giacomo Manuguerra diventare Commissario al posto di Giulio Fornero – che costerà molto caro ai cittadini piemontesi, sia in termini di efficienza che in termini di denaro pubblico visto il più che probabile ricorso di Fornero.
Se queste sono le premesse, dovremo aspettarci dall’attuale giunta una devastante politica regionale in materia sanitaria.
Se è vero che, secondo la normativa vigente, Il direttore amministrativo di un ASL debba essere persona di comprovata esperienza [qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione] mi chiedo dove sia stato riscontrato questo fondamentale requisito nel curriculum vitae del dottor Flavio Nalesso, nominato nuovo direttore amministrativo dell’ASL2 il 13 settembre scorso proprio da Manuguerra.
A meno che l’essere stato dal 1995 al 1998 alle strette dipendenze dell’allora assessore regionale alla sanità, l’aennino Antonio D’Ambrosio, nella sua segreteria particolare o dal 1998 al 2000 nel gabinetto dell’allora sindaco di Chivasso di AN Andrea Fluttero o, ancora, amministratore delegato di società operanti nel settore dei servizi antincendio e della sicurezza sui luoghi di lavoro e referente di una ditta toscana, che fornisce beni e servizi, non siano stati ritenuti dalla giunta Cota requisiti non solo sufficienti ma anche e soprattutto conformi alla legge.
La qualificata attività di direzione di strutture sanitarie è, infatti, del tutto clamorosamente assente.
Per questo mi chiedo se siamo in presenza di una nomina in assenza dei requisiti di legge e a rischio penale a norma dell’art.323 del codice penale (abuso d’ufficio).
Chiederò su questo l’intervento della Procura e della Corte dei Conti e, in caso di assenza dei requisiti, che venga immediatamente sostituito il direttore amministrativo e, se questi sono i primi atti, verificata l’adeguatezza del commissario stesso.
Investirò della questione, inoltre, la commissione parlamentare competente.
Anche rispetto alla nomina del dottor Carlo Bono, quale nuovo direttore sanitario, andranno verificati attentamente percorsi, titoli e precedenti.
I primi atti di Giacomo Manuguerra in qualità di commissario ASL gettano un’ombra preoccupante sulla politica sanitaria dell’attuale giunta regionale, che pare premiare di più le appartenenze politiche che il merito e la legge.