20 maggio 2010
Torino. Highlander, nel senso del film. E’ così che i giovani dirigenti del Pd torinese definiscono la scena del Partito democratico piemontese. Piegato dalla sconfitta di Mercedes Bresso e ora dilaniato da guerre intestine, botte da orbi e un tutti contro tutti che hanno una sola posta in gioco: mantenere la guida del comune di Torino nel 2011. Dirigenti e militanti si comportano come fossero gli immortali combattenti scozzesi che devono combattere il male per far prevalere il bene. Personale si intende. Ora il problema non è tanto la Bresso, che pure ogni giorno lancia un boomerang diverso, ma la disgregazione di un partito diviso in piccoli gruppi. Con il segretario Gianfranco Morando in cima alla piramide, che si trova nella scomoda posizione di mediare fra gli esasperati personalismi e non sa come fare a ritrovare l’unità sotto la Mole. E infatti la lista dei nomi di quelli si autocandidano a raccogliere il testimone di Sergio Chiamparino è ogni giorno più lunga. Per ora ne abbiamo contati tredici. Ma sono soprattutto i giovani i più infastiditi dalle divisioni interne. Gli unici che non guardano alla vittoria di Cota con astio, ma semmai con imbarazzata curiosità. E magari anche con un pizzico di invidia perché nel Carroccio non c’è bisogno di fare appello al patto generazionale per chiedere ai più anziani di farsi da parte per arrivare all’agognato rinnovamento, che magari permetterebbe al Pd di non perdere anche il controllo del comune di Torino. “Un motivo deve esserci se il Pd alle elezioni regionali è riuscito a perdere anche a Vercelli, dopo che il presidente della provincia è stato arrestato per concussione”, ci fa notare Stefano Esposito, parlamentare, bersaniano, considerato fra i più brillanti esordienti della nuova generazione. Roberto Tricarico, proveniente dai Verdi, apprezzato assessore alla Casa al comune di Torino, invece ricorre all’allegoria di Asterix. “Dopo la vittoria di Cota, ci sentiamo come i galli assediati dai romani”, ironizza. E invita tutti a non stupirsi troppo dell’ascesa della Lega, a ricordarsi che a Torino nel 1993 il Carroccio ha preso il 22 per cento. E infatti la riunione straordinaria indetta da Morgando venerdì scorso con consiglieri, parlamentari e dirigenti del partito per cercare di superare la stagnazione del Pd piemontese aveva questo ordine del giorno: federalismo, enti locali, rilancio economico, difesa del lavoro. Che a voler essere puntigliosi assomigliava parecchio al programma di governo di Roberto Cota, anche se con prospettive diverse. E forse non è un caso che qualche giorno fa Sergio Chiamparino abbia fatto intendere che magari bisognerebbe individuare un candidato esterno. Davide Gariglio invece, altro quarantenne che è stato il consigliere regionale più votato con tredicimila preferenze, usa un’allegoria ancora più spietata per definire la deriva del Pd piemontese: “Siamo come le bande somale”, chiosa.
E poi c’è Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale, acerrimo avversario della Bresso, considerato una macchina da guerra per raccogliere preferenze (alle ultime elezioni ne ha prese undicimila a Torino). Ora sta lavorando per riportare il partito a far gioco di squadra, seppure sia noto che anche lui ambisce alla nomination per il 2011, ma ha annunciato che è pronto a farsi da parte se il Pd troverà la sintonia su un unico candidato. Placido è stato uno dei pochi a predire con esattezza quasi matematica la sconfitta alle regionali e teme che l’autogol si possa ripetere anche alle comunali. “Sarò onesto”, spiega al Foglio, “sono stupito che alle elezioni regionali abbiamo perso per così poco”, osserva. Su una cosa però sono d’accordo tutti, o quasi: indietro non si torna. E infatti, davanti all’eventualità della candidatura di Piero Fassino alla poltrona di sindaco, molti nel partito hanno risposto con questa battuta: “Un candidato romano? No, grazie, sappiamo perdere anche da soli”. (cris.giu.)
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25 marzo 2010
Dopo il successo della manifestazione di sabato 20 marzo al Palaisozaki, il Segretario Nazionale Pierluigi Bersani ha deciso di CONCLUDERE LA CAMPAGNA ELETTORALE NAZIONALE a TORINO.
L’appuntamento è per tutti, VENERDÌ 26 MARZO 2010 A PARTIRE DALLE 17 IN PIAZZA VILLARI A TORINO, nel mio quartiere, a pochi metri da dove abito.
Come si può vedere dal volantino allegato, io parlerò insieme al Segretario Nazionale e alla candidata Presidente della Regione Mercedes Bresso.
Non sfuggirà a nessuno la straordinaria importanza dell’evento e l’assoluta necessità di garantire una presenza massiccia in quartiere.
Vi invito fin da ora a contattare amici, iscritti e simpatizzanti convincendoli ad essere presenti, il successo della manifestazione sarà un successo per il PD e potrà contribuire al risultato mio personale.
Infine, un grazie a quanti mi hanno aiutato e sostenuto in questa difficile campagna elettorale. Rimangono ancora poche ore per convincere gli indecisi ad andare a votare e scongiurare il pericolo di una vittoria della Lega.

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20 marzo 2010
«Basta privatizzazioni. Nel Pd un nuovo corso»
di Valentino Parlato
Roberto Placido, vicepresidente uscente del Consiglio regionale piemontese,
tesoriere regionale del Pd, mozione Bersani, candidato alle prossime elezioni amministrative è membro del Consiglio di presidenza del Comitato Si Acqua Pubblica (www.siacquapubblica.it), anche noto come Comitato Rodotà. Lo incontriamo per discutere della posizione del Pd su questa iniziativa referendaria.
Il vostro Comitato è in prima fila nell’organizzare il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, mentre il Pd ha pubblicato sul sito ufficiale una posizione sull’acqua e sulla sua gestione almeno ambigua. Mentre molti sono i riferimenti all’ acqua come “bene comune” non si fa menzione del Referendum….
Effettivamente di Referendum sul sito ufficale non si parla. Devo dire tuttavia che decine di aministratori del Pd con cui ho parlato, non solo in Piemonte, ritengono il nostro Referendum la sola via percorribile per stoppare questo ennesimo tentativo di saccheggio del bene comune ad opera dei soliti noti… Sto lavorando intensamente per far prendere al partito, quantomeno a livello regionale, una posizione chiara sui tre quesiti.
Ho visto i quesiti sul vostro sito e ho letto la relazione di accompagnamento dei giuristi (Azzariti, Ferrara, Lucarelli, Mattei, Nivarra, Rodotà) tre dei quali sono nel tuo comitato. Si parla di “inversione di rotta”, di abrogazione del Decreto Ronchi e anche di parti della legge Galli, voluta a suo tempo dal Pd. Tu vuoi tornare ad una gestione pubblicistica dell’acqua… Il vostro Referendum riporterebbe a una gestione diretta di diritto pubblico incompatibile con l’idea di “pubblico regolatore” (della gestione privata o mista) che emerge dal documento del Pd.
Il Referendum nel nostro sistema è uno strumento abrogativo e la sua proposizione non è incompatibile con progetti di riforma organici, ambiziosi e avanzati, quali per esempio il progetto di legge a iniziativa popolare promosso dal Forum Acqua Pubblica che ha raccolto 400.000 firme e che giace in Parlamento. Per me tuttavia è essenziale che il Pd svolga anche a livello nazionale un’autocritica seria sulla deriva “privatizzatrice” in cui si era abbandonato per tutti gli anni novanta e fino alla vigilia della grande crisi. Le privatizzazioni e molte delle liberalizzazioni che di fatto privatizzavano beni comuni, devono essere seriamente riconsiderate. Non si può fingere che la crisi dell’autunno 2008 non ci sia stata…. L’ idea del pubblico mero regolatore, arbitro di un gioco fra privati non tiene conto della sua debolezza di fronte agli interessi forti. Come si usa dire il regolatore troppo spesso è “catturato”. Il Decreto Ronchi è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso!
Questo discorso mi interessa. Credi che il Pd sia pronto a un tale ripensamento? In fondo la vicenda di Acea sul manifesto di mercoledì scorso, ha visto coinvolto il Pd al massimo livello, da Veltroni a Michele Meta….
La stragrande maggioranza dei militanti e degli elettori del Pd è stufa di inseguire la destra sul suo terreno, mitizzando le virtù salvifiche del mercato e partecipando allo smantellamento e alla denigrazione del settore pubblico. Tutti sappiamo che, soprattutto in certe realtà italiane, il pubblico ha grandi difetti, ma mi pare del tutto incoerente rinunciare a curarli trasferendone invece le risorse al privato. Il Pd deve porsi in prima fila nell’elaborare nuovi modelli di pubblico volti a realizzare un vero governo democratico ed ecologico dell’economia…. Questa partita dell’acqua come bene comune, da difendere in dialogo diretto con i cittadini tramite il Referendum, ci offre una possibilità straordinaria di rimettere temi riformisti veri al centro dell’ agenda politica. Di queste cose mi sono reso conto parlandone con gli esponenti della Commissione Rodotà che sono venuti a chiedermi aiuto la scorsa primavera a Torino per “resuscitare” la loro proposta di Legge Delega…
Puoi dirmi qualcosa di più?
Il Governo Prodi aveva incaricato una commissione ministeriale di riformulare la normativa relativa ai beni, ripensando le vecchie categorie quali quella di demanio e di patrimonio indisponibile. La Commissione presieduta da Rodotà ha fatto chiarezza su un punto fondamentale: i beni comuni, in primis l’ acqua, non sono declinabili con le categorie tradizionali della proprietà privata e della proprietà pubblica. Un sistema avanzato, attento alle esigenze ecologiche, deve inventare uno statuto giuridico nuovo per i beni comuni che ne ponga al centro “la gestione pubblicistica nell’ interesse delle generazioni future”. La gestione privata, motivata dal profitto, è incompatibile con l’ idea di bene comune. Caduto Prodi, Alfano aveva abbandonato il progetto. La Regione Piemonte, tramite una mia proposta di legge, lo ha però “resuscitato” portandolo in Senato ex art 121 Costituzione con un voto adirittura “unanime”! Il Pd nazionale quella volta mi ha seguito. Alla presentazione è venuta la Presidente Finocchiaro e poche settimane fa l’ intero gruppo Pd al Senato ha presentato a sua volta lo stesso testo della Regione Piemonte….
Una posizione ufficiale….
Certo! Il Pd sostiene la riforma Rodotà con la sua definizione di bene comune. L’acqua, in quanto bene comune, deve gestirsi necessariamente con strumenti pubblicistici nell’interesse delle generazioni future. I Referendum “si acquapubblica” sono la sola posizione coerente con questa scelta.

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